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Fattori
Psico-Sociali nell'Eziopatogenesi del BPD
Fino a qualche anno fa le principali ipotesi
eziopatogenetiche del disturbo borderline di personalità
prendevano in considerazione fattori potenzialmente
traumatogeni eclatanti
come violenza fisica e sessuale subita nell'infanzia,
grave trascuratezza emotiva, gravi abusi verbali, ecc.
Sappiamo che un'associazione così lineare tra causa ed
effetto, nei disturbi di personalità, è comunque poco
realistica. Sappiamo anche che eventi eclatanti hanno una
probabilità di produrre effetti negativi sullo sviluppo
della personalità in una percentuale minore di casi
rispetto a quella che è l'atmosfera cronica disfunzionale
di un contesto psico-sociale.
Oggi siamo propensi ad utilizzare un modello
multi-fattoriale di tipo bio-psico-sociale nello studio
dei fattori eziologici e patogenetici dei disturbi mentali. Non possiamo infatti trascurare l'importanze dei
fattori sociali e delle repentine modificazione del nostro
contesto di vita. Assistiamo a cambiamenti piuttosto
rapidi del sistema di valori del campo di esperienza di
una persona. Quando parliamo di valori è necessario
ricordare che non ci stiamo riferendo a "I
Valori" in senso morale assolutistico ma, in modo
relativista tipico dell'indirizzo di psicologia
emotocognitiva, al sistema di valori percepito dal soggetto.
Così può capitare che durante l'adolescenza una persona
possa subire rapide ed importanti modificazioni dei punti
di riferimento sociale che si stava creando. Potremmo
pensare che tale difficoltà sia descrivibile come un
problema di adattamento alla variazione ambientale.
Crediamo però che ciò non renda giustizia della
complessità del fenomeno rendendo tale spiegazione
soltanto verosimile.
Il problema principale sembra essere un difetto delle
capacità volitive della persona indipendentemente dal
contenuto del comportamento dell'ambiente di vita in cui
il soggetto ha formato e sviluppato la propria
personalità. Così un abuso sessuale può essere
equiparato ad un'incapacità di comunicazione affettiva
all'interno del contesto di vita del paziente. Come
psicologi non dobbiamo commettere l'errore di ritenere un
contenuto più grave di un altro dal punto di vista
eziopatogenetico. Il nostro approccio relativista ci aiuta
ad evitare generalizzazioni che potrebbero impedire sia la
comprensione del fenomeno che la risoluzione del disagio
presentato da un paziente. I
primi anni di vita del soggetto sono considerati
importanti nella formazione della personalità ma, di
nuovo, non in senso assolutistico tipico dei tradizionali
paradigmi psicologici ma relativo al soggetto che fa
l'esperienza e al suo ambiente.
Infatti, seguendo le linee
guida tracciate dalla psicologia emotocognitiva, dove
l'aspetto biologico definisce i bisogni fondamentali
necessari alla vita dell'organismo, i fattori
psico-sociali forniscono la forma dei bisogni, i desideri,
ovvero le rappresentazioni oggettuali che si costruiscono
dall'incontro mutualmente regolato tra l'organismo ed il
suo contesto.
Non tutti gli oggetti però saranno adeguati e funzionali
allo sviluppo sano dell'organismo ovvero non tutti i
desideri permettono l'adeguata soddisfazione dei bisogni
ai quali sono direttamente od indirettamente legati. Chiamiamo
effetto coerenza il prodotto della ricerca di
conferma da parte del soggetto delle proprie
rappresentazioni e percezioni (sia sane che patologiche).
Tale effetto si produce nel momento in cui l'organismo
cerca quegli oggetti
che il soggetto ritiene necessari per soddisfare le
proprie necessità (sappiamo che per lo più tale ricerca è
inconsapevole, non cosciente e viene vista come automatica
o spontanea). E' questo, secondo noi, che porta a definire la personalità come
una modalità stabile e pervasiva di percepire, reagire,
pensare, comportarsi, ecc. In realtà concepire la
personalità come qualcosa di stabile è soltanto
un'illusione. Secondo noi la personalità è un processo e
non una struttura che viene mantenuto stabile da un
sistema organizzativo bio-psico-sociale che definiamo
psiche.
Maggiori sono i feedback psico-sociali che
confermano le aspettative del nostro sistema di
riferimento (che ricordiamo non è un elemento passivo nel
proprio ambiente ma costruisce attivamente il proprio
contesto) maggiore potrebbe essere l'illusione di
stabilità della propria personalità.
Per stabilità non intendiamo una personalità
stabile, ma definiamo un modo apparentemente stabile nel
tempo di rappresentazioni.
Così l'instabilità nell'umore, nell'immagine di sé e
nelle relazioni tipica del paziente borderline diviene il
tratto stabile di questo tipo di personalità. Il
fattore trauma e le esperienze passate del soggetto hanno
il ruolo di fornire all'organismo una tendenza,
un'aspettativa circa il futuro quindi una percezione emotocognitiva ed una
reazione ad essa sotto forma di modi di pensare, agire,
comportarsi, ecc. che tendono a confermare le aspettative
e produrre l'effetto coerenza (anche in senso
disfunzionale).
Così, ad esempio, se un soggetto con una diagnosi di
disturbo borderline di personalità volesse confermare
l'idea che gli altri lo possano abbandonare potrebbe
scegliere modalità di comportamento che, nella sua
rappresentazione emotocognitiva, indurrebbero un'altra
persona ad abbandonarlo effettivamente.
Un atteggiamento simile può essere interpretato secondo
più ottiche. Da una parte come tentativo di mettere alla
prova gli altri ed il proprio ambiente per verificarne
l'affidabilità e dall'altra, come abbiamo proposto, come
il tentativo di conferma delle proprie aspettative
disfunzionali. Confermare le proprie aspettative, anche
disfunzionali, porta l'organismo a sperimentare comunque
senso di volizione.
Questa visione ci ha portato a definire i nuovi
trattamenti psicologici indiretti per il paziente
borderline e più in generale per i pazienti con disturbi
di personalità che, anziché agire sul
paziente, fanno leva sul suo sistema di vita (genitori,
familiari, partner). In questo modo si fornisce al
contesto di vita del paziente una nuova modalità di agire
e comportarsi in risposta alle azioni del soggetto con
diagnosi di BPD tesi a creare una nuova modalità di
rappresentazione. In psicologia emotocognitiva diremo che
forniamo oggetti adeguati per il soddisfacimento dei
bisogni non riconosciuti del soggetto. Per
tornare al fattore trauma ricordiamo che l'effetto
prodotto da un abuso sessuale, fisico, ecc.
di per sé è minore rispetto all'effetto prodotto
dall'ambiente di vita del soggetto. Ovvero non è tanto
l'evento o gli eventi che contano dal punto di vista del
loro contenuto ma il fatto che che in un contesto si
possano verificare tali eventi ovvero il modo in cui il
contesto rappresenta e gestisce tali eventi.
Questo perché, come sostiene fermamente la psicologia
emotocognitiva, il soggetto ha necessità di sperimentare
senso di volizione, ovvero la sensazione della
capacità di condizionare la propria esperienza attraverso
l'esercizio della propria volontà.
Questa concezione ci aiuta anche a definire ogni tipo di
abuso come un abuso di potere del contesto relazionale e
sociale di un soggetto. La
personalità, vista come processo anziché come struttura,
ci permette inoltre di intervenire in qualsiasi momento
della vita di un organismo e ci fornisce un nuovo modo di
operare teso alla riorganizzazione funzionale della
personalità, di fatto stiamo affermando che anche per i
disturbi di personalità come il disturbo e
l'organizzazione borderline un
trattamento psicologico con obiettivi terapeutici, non
farmacologico, è oggi davvero possibile.
a
cura del
Dott.
Marco
Baranello
Per citare questa fonte
Baranello, M. (2006)
Ipotesi eziopatogenetiche delle personalità borderline
Istituto di Psicologia Emotocognitiva - CSRP -
www.psicopatologia.org
Roma, 21 maggio 2006.
bibliografia di riferimento:
bibliografia
disturbi di personalità
altre risorse:
risorse
on-line su disturbi di personalità
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