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Terapia Psicologica Breve delle Fobie Specifiche in Psicologia Emotocognitiva

Il Trattamento Psicologico della Fobia (Psicologia Emotocognitiva)
Gli studi portati avanti dal nostro gruppo di ricerca in psicologia emotocognitiva hanno prodotto nuovi schemi di comprensione psicologica delle fobie e più in generale dei disturbi fobico-ossessivi. Abbiamo trovato coerenza tra il modello della psicologia emotocognitiva ed alcune classiche tecniche adottate anche da altre branche della disciplina di psicologia tese alla risoluzione dei sintomi fobici. Il nuovo modello teorico ha rivoluzionato il concetto di sintomo come azione adattiva funzionale dell'organismo tesa alla soluzione tensiva centrale e periferica rispetto al sistema nervoso. Oltre quindi le nuove tecniche della psicologia emotocognitiva come lo schema ABC, gli schemi di variazione di stato e gli schemi del conflitto attuale e del loop disfunzionale, anche alcune classiche tecniche hanno acquisito una nuova cornice e vengono utilizzate oggi in modo più efficace rispetto alla loro applicazione classica. Gli studi sulla comunicazione, le ricerche in neuroscienze e soprattutto la ricerca in psicologia emotocognitiva offrono oggi la possibilità di trattamenti psicologici, non farmacologici, brevi ed altamente efficaci.
L'obiettivo dell'intervento psicologico, quale prestazione sanitaria, è la risoluzione della sintomatologia fobica in tempi brevi e con mantenimento della soluzione a lungo termine. Quello su cui lo psicologo ad indirizzo di psicologia emotocognitiva interviene è il processo circolare, definito come sappiamo loop disfunzionale, che tende al mantenimento della fobia e che potrebbe portare ad un aggravamento dei sintomi correlati fino a manifestazioni depressivi gravi.
In qualsiasi momento il paziente giunga all'attenzione del clinico i tempi di risoluzione del disagio rimangono comunque quasi sempre gli stessi. Questo perché si interviene essenzialmente sull'azione di contrasto al cambiamento prodotta dal conflitto tra sistemi volontari e sistemi involontari.
Essendo impossibile, e soprattutto non funzionale, inibire un'azione di contrasto, quello che lo psicologo ad indirizzo di psicologia emotocognitiva favorirà è il cambiamento di direzione dell'azione inibitoria dell'organismo rispetto al cambiamento. La sensazione di azione utile per sé prodotta dai rapidi tentativi di risoluzione della fobia da parte del paziente che però falliscono lasciando una profonda sensazione di incapacità e di impotenza, va modificata in azioni dannose per sé. Un suggerimento diretto da parte dello psicologo non produrrebbe effetti, quindi è utile affrontare un trattamento attraverso tecniche puramente informative.
L'effetto desiderato può essere prodotto soltanto quando l'organismo produce da solo la soluzione al suo problema (che è la sofferenza associata all'oggetto fobigeno), ovvero quando percepisce incremento del senso di volizione.
Lo psicologo quindi utilizza razionalmente le tecniche di comunicazione e gli schemi della psicologia emotocognitiva utilizzando i processi di ragionamento prevalenti messi in atto dal paziente stesso, creando lo sblocco della situazione.
Quello che i pazienti raccontano già dopo la prima o la seconda seduta, e spesso anche durante la seduta stessa, è una sorta di visione chiara della situazione come se avessero trovato la chiave per la risoluzione del problema.

Evitamento Fobico della Sofferenza
Ogni persona tende a contrastare qualsiasi azione produca cambiamenti anche se questi sono sani e funzionali, anche se il cambiamento significa risolvere definitivamente il problema. Questo è un processo noto come resistenza. Ogni organismo si difende ma, spesso, tali difese tendono a proteggere rapidamente dalla sofferenza che ci si aspetta.
L'ansia anticipatoria che porta il paziente fobico all'evitamento di situazioni specifiche, oggetti, ecc. oppure che produce compulsioni che tendono a neutralizzare pensieri ossessivi (come nel DOC), può essere ridotta al concetto di prevenzione rispetto all'aspettativa della sofferenza. Quello che molti chiamano paura della paura noi psicologi ad indirizzo emotocognitivo lo definiamo evitamento fobico della sofferenza (un tiro alla fune con il proprio organismo).
Si scopre che l'organismo, su base volontaria (il soggetto) tende a ridurre i rischi di soffrire quando però il disagio è inevitabile e, comunque sia, necessario. Si crea un conflitto attuale generato dal paradosso psicologico "evitare l'inevitabile". Il pensiero logico-deduttivo rapido non permette la risoluzione del conflitto in quanto la sofferenza che si evita è generata dalle azioni di evitamento della sofferenza stessa. Il sintomo, in psicologia emotocognitiva, rappresenta la soluzione autonoma dell'organismo ad uno stato bio-psico-sociale di stress. L'azione di prevenzione della sofferenza associata al sintomo quindi contrasta la soluzione. Ed il paradosso "evitare l'inevitabile" si amplifica con un altro paradosso che è "trovare una soluzione ad una soluzione". Questi paradossi generano tensioni sintomo-specifiche che incrementano proprio il sintomo. L'intervento dello psicologo permetterà la risoluzione del paradosso attraverso tecniche che alcuni definirebbero anch'esse paradossali rispetto allo schema logico-deduttivo proprio dell'emisfero sinistro del cervello ma assolutamente coerenti con le tendenze lineari dell'organismo. Trasformare attraverso lo schema ABC emotocognitivo il processo da paradossale a lineare è lo scopo della prima seduta. In questo modo si utilizza l'azione dell'organismo stesso non più contro di sé ma in proprio favore permettendo, attraverso la tecnica del primo passo, di sbloccare la situazione ed indirizzare verso il cambiamento funzionale quindi verso la remissione completa del sintomo fobico-ossessivo.

Si procede ovviamente gradualmente per un tempo massimo, che oggi superara raramente le 10 sedute secondo i protocolli standard per le fobie specifiche. Il protocollo di trattamento è quindi sempre il B-10 adattato alla cura psicologica delle fobie specifiche.

Il trattamento psicologico per finalità terapeutico-riabilitative (terapia psicologica) in psicologia emotocognitiva non prevede né uso di farmaci né psicoterapia e si basa su interventi soprattutto psico-educativi con applicazione dell'originale schema ABC emotocognitivo (a=evento/stimolo b=sensazione c=azione) che si ricorda è intrasistemico relativamente ai "confini" del sistema di riferimento su cui viene focalizzata l'attenzione clinica e sulla soluzione del circuito ridondante definito, in psicologia emotocognitiva, "loop disfunzionale".

Concetti Associati (i concetti descritti sono propri della psicologia emotocognitiva)

SCHEMA A-B-C EMOTOCOGNITIVO
LOOP DISFUNZIONALE
SOFFERENZA PRIMARIA
SOFFERENZA SECONDARIA
SISTEMI FUNZIONALI I-V
CONFLITTO ATTUALE IN PSICOLOGIA EMOTOCOGNITIVA

a cura del
Dott. Marco Baranello

Per citare questa fonte
Baranello, M. (2006)
Terapia psicologica breve delle fobie specifiche in psicologia emotocognitiva
Istituto di Psicologia Emotocognitiva - CSRP - www.psicopatologia.org
Roma, 24 dicembre 2006.


bibliografia di riferimento: sezione disturbi d'ansia



Centro Studi e Ricerche in Psicologia Emotocognitiva
ricerca in psicologia clinica psicopatologia generale e disturbi di personalità
eziologia - patogenesi - diagnosi differenziale - terapia breve disturbo-specifica - modelli teorici di funzionamento sistemico
Direttore:
Dott. Marco Baranello


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