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Dati
sulla Prevalenza del Disturbo (APA, 1994)
La prevalenza nel corso della vista del disturbo di
panico (con o senza agorafobia) va dal 1,5% al 3,5%. La
prevalenza in un anno è compresa tra l'1% ed il 2%.
Inoltre da 1/3 a circa 1/2 delle persone ha una diagnosi
di attacchi di panico con agorafobia, frequenza che
aumenterebbe nella popolazione clinica. Esordio
del Disturbo
Il disturbo da attacchi di panico ha un esordio
variabile ma, statisticamente, i sintomi si possono
iniziare ad evidenziare dalla piena adolescenza fino ai 35
anni.
L'esordio nell'infanzia è più raro ed è ancora meno
frequente dopo i 45 anni, seppure rimane possibile. Il
disturbo di panico, così come ogni altra forma di
psicopatologia, va inquadrata in un'ottica
multi-fattoriale di tipo bio-psico-sociale.
L'esordio del disturbo di panico con agorafobia il DSM-IV
rileva che l'agorafobia si presenta in genere durante il
primo anno di esordio del disturbo di panico pur se essa
può presentarsi in qualsiasi momento.
Decorso
Statisticamente il decorso sembrerebbe cronico con
alti e bassi. Alcune persone possono presentare remissione
del disturbo per anni con crisi di tipo episodico mentre
altri presentano una sintomatologia continuativa che si
può manifestare in modo grave. Va comunque distinto
un decorso senza trattamento dal decorso nel campione dei
pazienti trattati. In questo campione sarà necessario
distinguere il tipo di trattamento.
Per quanto riguarda il decorso del disturbo di panico con
agorafobia si evidenziano casi in cui alla riduzione della
sintomatologia del panico corrisponde una remissione anche
dell'agorafobia, altri casi presentano una cronicizzazione
dell'agorafobia nonostante la remissione del disturbo da
attacchi di panico. C'è quindi un'alta variabilità tra
individui.
I dati del DSM-IV, che si riferiscono generalmente a
campioni clinici trattati in ambiti sanitari terziari
soprattutto con terapia farmacologica, indicano che a 6-10
anni dal trattamento, il 30% degli individui sta bene, il
40-50% sono migliorati ma sintomatici ed il rimanente
20-30% hanno gli stessi sintomi e sono leggermente
peggiorati.
Questi dati comunque non si riferiscono a campioni
sottoposti a solo trattamento psicologico con interventi
clinici non farmacologici attuali.
I dati a nostra disposizione, in campioni sicuramente più
ridotti, ma significativi per la valutazione di una
tendenza attuale, suggeriscono che più della metà dei
pazienti trattati psicologicamente presso i nostri centri
presenta un miglioramento della sintomatologia tra la
prima e la seconda seduta e che la maggior parte dei
pazienti arriva ad una remissione della sintomatologia
entro le dieci sedute salvo una valutazione diagnostica
complicata dalla comorbidità con disturbi gravi di
personalità.
Familiarità
Sembrerebbe che i consanguinei di primo grado di
persone con disturbo di panico abbiano una probabilità di
sviluppare il disturbo, da 4 a 7 volte maggiore. La
maggioranza però dei pazienti (50-70%) non hanno un
consanguineo di primo grado con diagnosi di disturbo da
attacchi di panico. Questo tipo di dati, comunque, non
tiene in genere conto di fattori dinamici nello sviluppo
psicopatologico e del contributo psico-sociale nella
patogenesi dei disturbi clinici e della psicopatologia in
generale.
a
cura del
Dott.
Marco
Baranello
bibliografia
di riferimento: sezione
disturbi d'ansia
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