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scuola formazione psicologia emotocognitiva e terapia psicologica

 

 


Trattamento Psicologico e Cura del Panico in Psicologia Emotocognitiva

Schema di Intervento Psicologico Disturbo di Panico
lo schema che segue è un protocollo per la terapia psicologica degli attacchi di panico adottato dagli psicologi con formazione clinica in psicologia emotocognitiva.
Ricordiamo che l'effetto terapeutico si potrebbe produrre già nelle prime quattro sedute ovvero nella fase di valutazione. Il protocollo indicato è relativo alle situazioni più complesse. In più dell'80% dei casi, lo schema si riduce a meno di dieci sedute più il follow-up e mantenimento.

Seduta

Intervento / Tecniche Tempo

Previsione

1

valutazione
ascolto attivo
sintonizzazione affettiva
tecnica del primo passo
sintesi
suggerimenti
1 sett

sblocco situazione

2 valutazione
comunicazione^2
sintonizzazione
sintesi
rinforzo
suggerimenti
1 sett riduzione sintomi
1) frequenza attacchi
2) forza attacchi
3) evitamento
3 valutazione
comunicazione^2
sintonizzazione
sintesi
rinforzo
preoccupazione
suggerimenti
1 sett incremento autostima; diminuzione ansia anticipatoria; possibile paura ricadute; bassa frequenza attacchi
4 valutazione
definizione trattamento
2 sett riduzione eventuali alterazioni umore (sintomi depressivi o distimici); riduzione preoccupazione; riduzione attacchi panico; incremento autostima.
5 trattamento
interventi situazionali
2 sett trend positivo
possibile ricadute di assestamento
6 trattamento
interventi situazionali
2 sett normalizzazione
7 trattamento
interventi situazionali
3 sett normalizzazione
8 trattamento
interventi situazionali
3 sett normalizzazione
9 trattamento
interventi situazionali
3 sett normalizzazione
10 conclusione
sintesi e ridefinizione
contratto mantenimento
1 mese uno di 1) o 2)
1) in remissione parziale
2) in remissione completa 
11 mantenimento 1 mese normalizzazione
12 mantenimento 1 mese normalizzazione
14 mantenimento 1 mese normalizzazione
15 conclusione
sintesi e ridefinizione
contratto follow-up
3 mesi normalizzazione
possibili rare ricadute di assestamento
16 Follow-Up I 4-6 m. stabilizzazione
17 Follow-Up II 4-6 m. stabilizzazione
18 Follow-Up III 6 mesi stabilizzazione
19 Follow-Up IV 6 mesi stabilizzazione
20 Ultimo Follow-Up V

-

verifica situazione definitiva

Due Momenti Importanti della Terapia degli Attacchi di Panico
la quarta seduta e la decima seduta sono importanti. La quarta seduta sancisce il termine della valutazione del funzionamento del paziente e l'accertamento che il problema sia un disturbo da attacchi di panico. I risultati sulla scala di valutazione dell'efficacia del trattamento in psicologia emotocognitiva ci indicano il comportamento da tenere. Si ricorda la possibilità di interruzione del trattamento psicologico è prevista dal contratto clinico. Abbiamo notato che l'assenza di cambiamento in quarta seduta è indice di possibili errori diagnostici da parte del clinico, di non collaborazione al trattamento da parte del paziente, da complicazioni dovute a comorbilità su asse II o altri disturbi di asse I o da uso o abuso di sostanza psicoattive o da una condizione medica generale come ipertiroidismo.
La presenza di ipocondria o di tratti di personalità dei gruppi A o B complicano la prognosi.
Il clinico interrompe il trattamento psicologico secondo il seguente schema:

Punteggio "Somma"

Previsione

<=+1

Interruzione

>+1 <+3

Nuovo Protocollo

>+3

Mantenimento e Follow-Up

Un nuovo protocollo si compone di un massimo di altre dieci sedute mentre il mantenimento, che comprende incontri di follow-up, è composto da cinque incontri a cadenza quadrimestrale o semestrale.

Terapia Disturbo da Attacchi di Panico in Psicologia Emotocognitiva
la terapia psicologica del panico parte dalla valutazione dei processi bio-psico-sociali di mantenimento della sintomatologia nel qui-e-ora. La valutazione del comportamento del paziente e del sistema relazionale in cui vive, degli ultimi sei mesi, ci permette una buona conoscenza dei processi disfunzionali che sostengono il disturbo. In questo modo il clinico è in grado di conoscere cosa ha prodotto e mantiene il "loop disfunzionale" in cui il paziente si trova immerso.
Partiamo dal presupposto che i tentativi autonomi (sia del paziente sia di chi circonda il paziente sia di eventuali altri sistemi di cura) di risolvere la situazione siano falliti. Il dato è ovvio in quanto il paziente non si troverebbe a chiedere una terapia psicologica se non avesse ancora il problema. Ogni tentativo di controllare e gestire autonomamente la situazione non produce, generalmente, effetti terapeutici.
Questo perché la psicologia emotocognitiva ha rivoluzionato la premessa che vedeva un tempo il sintomo come problema. Oggi il sintomo è definito come soluzione.
Il paziente con attacchi di panico si trova a vivere quindi una situazione in cui ogni suo tentativo di stare meglio produce un effetto molto blando e ridotto nel tempo. A lungo termine tali tentativi si rivelano quindi non efficaci. Sappiamo che questi tentativi dettati dal "senso comune" sono proprio quei comportamenti, pensieri, azioni che mantengono o che possono portare a cronicizzare il sintomo del panico.
Capita sovente che il paziente inizi a sviluppare sintomi depressivi e distimici, pessimismo, sensazione di impotenza.
L'abbassamento dei livelli di autostima (diminuzione del senso di volizione, in psicologia emotocognitiva) sarà normalizzato nel momento in cui il paziente percepirà che il cambiamento, ovvero la riduzione dei sintomi, dipendono dalla sua capacità di intervenire su stesso. Lo psicologo, lo ricordiamo, permette al paziente di attivare le proprie risorse. Lo psicologo agevola il cambiamento di prospettiva da parte del paziente agendo a livello centrale e periferico rispetto al sistema nervoso.
Il paziente percepisce che i suoi tentativi di risolvere l'attacco di panico tra i quali i più comuni sono l'evitamento di situazioni a rischio, il cercare di non pensare, la richiesta di rassicurazione, l'uso di ansiolitici o di farmaci omeopatici o fitoterapeici (spesso i farmaci vengono portati con se ed il paziente dichiara di non prenderli ma che li reputa necessari in quanto offrono sicurezza. Questo equivale psicologicamente ad assumerli) sono comunque azioni e comportamenti di cui non si sente di fare a meno.
Il clinico dovrà quindi ristrutturare attraverso una comunicazione che in psicologia emotocognitiva definiamo "binaria" o "ad esponente due" le percezioni del paziente circa tali tentativi di risolvere il problema agendo nella direzione di un viraggio dalla rappresentazione "comportamento rassicurante" alla rappresentazione "comportamento dannoso". Questo processo avverrà molto rapidamente già in prima o in seconda seduta.
Questa tecnica, definita in psicologia emotocognitiva "tecnica del primo passo", permette uno sblocco rapido della situazione nella direzione del cambiamento funzionale.
Il clinico può suggerire strategie specifiche di comportamento, esercizi di valutazione diagnostica, prescrizioni di azioni, ecc. che servano per spostare i livelli di tensione specifici relativi all'aspettativa del sintomo su livelli di tensione alternativi o comunque di diffonderli.
Obiettivo finale è il raggiungimento della riduzione delle tensioni senza l'azione volontaria del paziente. Ogni tentativo volontario di risolvere una tensione, infatti, produce l'aggravamento del sintomo. I sintomi del panico rappresentano già una soluzione dell'organismo che cerca in questo modo una rapida scarica delle tensioni centrali e periferiche. Un controllo volontario del paziente nel cercare di risolvere quella che per l'organismo è già una soluzione produce un conflitto che poi è ciò che fa dire ai pazienti "è più forte di me". Bloccare tale azione spontanea attraverso l'aumento delle tensioni (preoccupazione per il sintomo, ansia anticipatoria o paura della paura) o attraverso il tentativo di ridurle (cercare di non pensare, evitamento, uso di ansiolitici, rassicurazione,ecc.) produce come effetto l'incremento della sintomatologia.
Quindi è impossibile che un'azione volontaria possa ridurre i sintomi del panico. In pratica lo psicologo riduce i livelli di tensione somministrando il sintomo come strumento di cura. Questo processo è del tutto simile allo stringere i pugni quando si è dal dentista per non provare dolore durante l'intervento oppure simile al detto "stringere i denti" come sinonimo di "sopportare la sofferenza". Il paziente con attacchi di panico è così impaurito dalla paura di avere altri attacchi ovvero di provare quelle sensazioni così terrificanti e così "fisiche" che non può pensare che proprio il tentare di evitare tale sofferenza produce il disturbo.
Anche per il disturbo da attacchi di panico lo psicologo ad indirizzo di psicologia emotocognitiva utilizza l'innovativo schema ABC, gli schemi delle variazioni di stato ed altri strumenti di intervento tesi a spiegare al paziente il funzionamento psicofisiologico dell'organismo e rendere il paziente in grado di produrre un concreto e significativo miglioramento della propria situazione di disagio.

a cura del
Dott. Marco Baranello

Per citare questa fonte
Baranello, M. (2006)
Trattamento psicologico e cura del panico in psicologia emotocognitiva
Istituto di Psicologia Emotocognitiva - CSRP - www.psicopatologia.org
Roma, 2 febbraio 2006.


bibliografia di riferimento: sezione disturbi d'ansia



Centro Studi e Ricerche in Psicologia Emotocognitiva
ricerca in psicologia clinica psicopatologia generale e disturbi di personalità
eziologia - patogenesi - diagnosi differenziale - terapia breve disturbo-specifica - modelli teorici di funzionamento sistemico
Direttore:
Dott. Marco Baranello


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